Abbiamo titolato “Alla ricerca dell privacy” che di questi tempi pare essere la normalità non averla con tutti i social network in cui interfacciamo con il mondo con i nostri dati in bella vista e con foto personali nostre e di amici e parenti che ci circondano, ma anche con tutte iscrizioni che facciamo nei vari siti web, e-commerce e così via e allora in quel di Palo Alto ne hanno escogitato una delle loro, cominciando a sviluppare e diffondere Rooms un’applicazione per chattare sotto pseudonimo.

Josh Miller il product manager, spiega di vedere Rooms come un’applicazione per tornare al passato in quei vecchi forum di inizio millennio dove le persone parlavano tra di loro senza sapere chi ci fosse dietro quel nickname, “Erano posti in cui ciò che dicevi contava più di dove fossi o di quanto ne sapessi e Rooms ti consente di aprire luoghi per parlare delle cose che ti appassionano e invitare altri a discuterne”.

Dopo essersi iscritti chiunque può apripre un gruppo e diventare il “fondatore” di quel gruppo specificando il tema su cui discutere che può spaziare su qualsiasi argomento potendo aggiungere persone alla conversazione in qualsiasi momento invitandole, con la possibilità di avere uno pseudonimo diverso da gruppo a gruppo, Facebook però si riserva di poter escludere iscritti che vengano segnalati per comportamenti scorretti o che magari usino l’applicazione con dubbie finalità.